Scheda
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Gli itinerari di Roccaforte
del Greco
Posizionato su tre costoni
rocciosi, il borgo domina la
vallata dell’Amendolea. La
parte vecchia ospita il
Municipio, proprio la dove
secondo la memoria popolare
sorgeva, a ridosso del
precipizio, il castello poi
franato. Fanno da corona il
rione castello, il rione borgo
e il rione San Carlo, quest’ultimo
quasi disabitato.
Caratteristiche sono le
piccole case e le stradine in
pietra. Maestosa è la chiesa
matrice dedicata allo Spirito
Santo. Nel centro storico,
inoltre, è ancora possibile
vedere qualche tratto delle
mura che cingevano il paese.
Interessanti i punti
panoramici da cui si gode
un’ampia vista ( si puo’
scorgere anche la Sicilia e la
cima dell’Etna).
PERCORSO STORICO-RELIGIOSO
Chiesa dello Spirito Santo
Edificio di gusto neoclassico,
costruito nel 1930. Sulla
facciata con timpano, si
notano una serie si lesene, su
alto basamento, dotate di
capitello composito. Il
portale rettangolare presenta
un timpano a lunetta spezzato,
sormontato da una monofora con
arco tutto sesto su ciò spicca
lo stemma. Monofore dello
stesso tipo, arricchite da
timpani triangolari, si
trovano anche in basso. In
alto e sulle facciate
laterali, invece una serie di
aperture rettangolari. Sulla
parte posteriore un campanile
sopraelevato. L’interno, a
unica navata, è decorato da
una serie di colonne in marmo
rosso, dotate di capitello. La
parete dell’abside, su cui
spicca un crocifisso, è
caratterizzata da una
balaustra e da tre finestre ad
arco con vetri colorati.
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Curiosità
e leggende
La raccolta delle castagne
Un’antica usanza locale
stabiliva che la povera gente
potesse raccogliere
liberamente le castagne tranne
nel periodo che andava da
ottobre al primo novembre
durante il quale il diritto
spettava soltanto ai legittimi
proprietari dei castagneti.
Il
ricordo della lingua grecanica
Pur non essendo più di uso
corrente, non è difficile
incontrare in paese qualche
anziano in grado di parlare
l’affascinante lingua
grecanica, un idioma molto
simile al greco antico.
Il
fidanzamento: Cippitinnau
Un tempo era
usanza, in paese, dichiarare
il proprio amore alla donna
amata con il rito dello
“cippitinnau. Di notte
l’innamorato lasciava un ceppo
davanti l’abitazione della
giovane con cui desiderava
fidanzarsi. Se il ceppo veniva
portato dentro casa la
risposta era affermativa;
negativa se veniva lasciato
fuori.
Un ruolo fondamentale lo aveva
il padre della ragazza che
portava avanti la trattativa
dopo la richiesta di
fidanzamento. Questo è il
dialogo che si teneva tra il
padre e il giovane innamorato.
“Pis efere ton gippo ti
dichatiramu? (Chi ha portato
il ceppo a mia figlia?). E il
giovane rispondeva: “To e’fera
ego’” (L’ho portato io). Nel
caso in cui la decisione fosse
stata positiva il padre della
ragazza pronunciava la frase:
“ I dicatera nu ene koli
cippetthenemi!” (Mia figlia ha
trovato un buon partito) Il
ceppo, quindi, veniva portato
dentro casa insieme al
giovane. Se il responso era
negativo questa era la frase:
“ghire’ apissu ti din ene j’assena
to cippo” (Torna indietro che
il ceppo non è per te) Il
giovane, a questo punto, non
aveva più speranze.
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