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Morto
il re, viva il re.
Morto un Papa se ne
fa un altro. Ma
stavolta, non si può
dire. Perchè il re
di Roccaforte del
Greco, isola
ellenofona
dell'Aspromonte
orientale, Antonio
Maesano, non ha
lasciato eredi..
Eccetto i figli
Adriano, Rachele ed
Alessandro, fratelli
e nipoti, che lo
piangono sconsolati.
"Totò"
per gli amici, se
n'è andato in punta
di piedi, all'arrivo
del primo freddo. A
sessantacinque anni
e tanti sogni ancora
nel cassetto, benchè
non scoppiasse di
salute.
Viveva a Melito di
Porto Salvo ma di
tanto in tanto
saliva al paese. Una
comunione, un
battesimo, un
matrimonio, un
funerale. Le
occasioni non
mancavano. Era stato
Sindaco per tanti
anni. La gente lo
amava, lo rispettava
e lo stimava.
Era stato
collocatore ai bei
tempi, per molto
tempo. Per questa
ragione aveva
pensato di tornare
alla politica,
riannodare i fili
con i vecchi
notabili e coi
giovani cavalli
rampanti. Ma la
morte improvvisa lo
ha ghermito.
Abbiamo appreso la
triste novella ed
abbiamo faticato non
poco, per stanare
qualche raro
manifesto. Non
sappiamo se il
Comune, i Partiti,
le Associazioni
abbiano affisso
qualcheduno, che
solitamente si
accompagna a quello
della famiglia: che
ne piange
profondamente
addolorata, la
prematura scomparsa.
Se sia stato coperto
da altri che
fioccano a Melito di
Porto Salvo, il più
grosso centro fra
Reggio Calabria e
Locri; e c'è chi lo
voglia elevare
addirittura a
Provincia. Noi non
ne abbiamo visto
nemmeno uno.
Quando era in auge
Antonio Maesano era
circondato da
schiere di militanti
di "Moby Dick",
alias la Balena
Bianca; come veniva
chiamato il vecchio
partito della
Democrazia
Cristiana. Gli
Onorevoli
Provinciali,
Regionali e
Nazionali, lo
tempestavano di
telefonate, lettere,
telegrammi, inviti
alle assemblee, ai
dibattiti, ai
meeting, ai
convegni, alle
tavole rotonde.
Lui sembrava un
Papa. Inviti a
colazione, pranzo,
cena,
schiddhicchiate a
frittole e
maccheroni di casa,
carne di capra,
castagnate a San
Martino per stappare
vino novello. Feste
di piazza.
Manifestazioni
pubbliche e private.
Arrivi e partenze di
Ministri e
Sottosegretari,
Assessori Regionali,
grosse inaugurazioni
di opere pubbliche.
Lo
stadio, che almeno
fosse intestato a
lui. Si è battuto
per averlo.
Ha
"sistemato"
collocato al lavoro
tantissima gente. Ma
al suo funerale non
c'era tantissima
gente. Il calcio
dell'asino.
Gli uomini si sa,
hanno la memoria
debole.
Antonio Maesano è
stato un figlio
onesto, leale e
generoso del suo
paese. Un lavoratore
indefesso, un
politico abile, che
ha onorato per tutta
la vita Roccaforte
del Greco.
S'infiammava quando
sentiva pronunziare
il nome del suo
borgo natio.
Era orgoglioso.
Molti ricordano la
disponibilità e la
dedizione alla sua
gente.
La
porta di casa sua
era sempre aperta a
tutti. Si bussava di
giorno e di notte. A
Natale e a Pasqua; a
Carnevale ed a
Ferragosto.
Un
vero figlio del
popolo. Una persona
umile e semplice.
Per tutti aveva una
parola di amicizia.
Almeno lui, è morto
nella sua terra, fra
la sua gente e
riposerà nel
cimitero del suo
paese. Mentre altri
figli, meno
fortunati,
condannati alla
valigia di cartone
ed al treno della
speranza (o della
disperazione) sono
stati costretti (il
danno e la beffa) a
lasciare le sacre
ossa alle "stranieri
genti".
Tanti figli di
Roccaforte che lui
aveva commemorato da
Sindaco, ma anche da
semplice cittadino.
Antonio Maesano
esercitò tanti
mestieri fra cui
anche quello di
giornalista.
Domenico Salvatore |